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Georgiche

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Georgiche
Titolo originaleGeorgica
Scena pastorale. Georgiche, libro III. Virgilio romano, manoscritto della prima meta V secolo
AutorePublio Virgilio Marone
1a ed. originale29 a.C.
Editio princepsRoma, 1469
(Sweynheym e Pannartz)
Generepoema
Lingua originalelatino
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Le Georgiche (titolo orig. in latino Georgica, neutro plurale - dal greco georgika / gheorghika - dell'aggettivo greco georgikos / gheorghikos, "contadino", o, piu semplicemente, "agricoltura", dalle parole ge / ghe, "terra", ed ergon / ergon, "lavoro") sono un poema didascalico del poeta latino Publio Virgilio Marone, che tratta la vita agricola, probabilmente pubblicato nel 29 a.C.[1] Sebbene il soggetto del poema sia l'agricoltura, il testo e lungi dall'essere un esempio di poesia rurale pacifica, bensi un'opera caratterizzata da tensioni sia nel tema che nello scopo. Considerate la seconda opera piu importante di Virgilio dopo l'Eneide, le Georgiche attingono a una varieta di fonti precedenti influenzando molti autori successivi dall'antichita ai giorni nostri.

Nell'universo ideologico delle Georgiche, la natura idealizzata delle Bucoliche viene in parte adombrata da una polarita per certi aspetti contraddittoria: tra "il senso del lavoro come lotta faticosa con la natura" (<<Labor omnia vicit \ improbus, et duris urgens in rebus egestas>>, I, vv. 145-146, <>, trad. Mario Ramous) e "una visione idilliaca, idealizzata" (Antonio La Penna) della natura che e un sostrato comunque onnipresente nell'intero arco poetico di Augusto.

Anche lo stile e piu ricco e ricercato rispetto alle Bucoliche, e coniuga i canoni dell'alessandrinismo e della poesia neoterica con il gusto spontaneo per il sublime e l'aspra versificazione scientifica del De rerum natura di Lucrezio, pubblicato nel 53 a.C., in un alternarsi ininterrotto di pungente malinconia e serena consapevolezza della caducita umana.

L'opera si divide in quattro libri dedicati rispettivamente al lavoro nei campi, all'arboricoltura, all'allevamento del bestiame e all'apicoltura, per un totale di 2188 versi, precisamente in esametri dattilici.

Il titolo molto probabilmente deriva da un'opera del poeta greco didascalico Nicandro di Colofone.

A muovere l'ispirazione del poeta sono la malinconia per l'infanzia lontana, la volonta di restaurazione degli ideali aviti percepiti in decadenza e un sostrato di complesse suggestioni culturali e filosofiche: queste le tre componenti principali, intrecciate su un genuino e spontaneo sentimento della vita rurale, che, bambino, Virgilio aveva vissuto in prima persona.

L'opera fu "orientata" da Mecenate seguendo le ispirazioni ideologiche augustee[2]: venne composta nel periodo immediatamente precedente l'affermazione di Ottaviano Augusto a Roma e negli stessi anni in cui Virgilio entro a far parte del circolo di Mecenate: precisamente tra il 37 e il 31 a.C.(il poeta scrisse dunque, in media, meno di un verso al giorno).

(latino)
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(italiano)
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(Virgilio, Georgiche, III, v. 284, traduzione di Mario Ramous)

Si spiega in modo semplice e comprensibile il motivo del poema, cioe l'invito di Ottaviano Augusto a vivere in campagna. Vi si trova la dedica a Mecenate e al Princeps; spiega i vari aspetti della coltivazione dei cereali e dei segni del tempo: qualita dei terreni, metodi (come aratura e semina), i segni celesti che il pastore deve leggere per evitare le calamita naturali. Importanti gli excursus sulle origini del labor, su quelle del calendario e sui prodigi celesti avvenuti dopo la morte di Cesare. Il libro termina raccontando della devastazione provocata nei campi dalle guerre civili, a tinte fosche e apocalittiche, con i timori catastrofici dell'umanita e le speranze riposte nell'astro nascente di Ottaviano. Il libro risulta ispirarsi alle Opere e i Giorni di Esiodo.[3]

Invocazione a Bacco e descrizione della coltivazione delle piante: le varieta, i metodi. I toni sono festosi. Particolare attenzione hanno la vite, la cui coltivazione si rivela complessa e richiede perizia, e l'olivo, pianta longeva e di semplice coltura. Lodi all'Italia, in quanto terra fertile e ricca di eroi, e alla primavera. Conclude con l'elogio della serena vita agreste.[3]

Invocazione agli dei, lode ad Augusto e preludio dell'Eneide; metodi di allevamento del bestiame: buoi, cavalli, pecore e capre. Presente anche una sezione dedicata a cani e serpenti. Tratta delle difficolta riscontrate da parte dei pastori, in Africa o in Scizia, contro la forza della Natura. Digressione sulla pestilenza che stermino il bestiame nel Norico. E di matrice lucreziana, poiche vede nella natura una forza a volte devastatrice, travolgente, mossa da forze cieche.[4]

Nuova dedica a Mecenate e invocazione ad Apollo. Descrizione dell'apicoltura: descrive abitudini e specie, spiega qual e la stagione migliore per prelevare il miele (in tarda estate), come prelevarlo e come curare le malattie che colpiscono le api. Si torna ad un'ambientazione piu serena e vivace della Natura. Excursus sul vecchio di Corico e narrazione dell'epillio del pastore Aristeo, con inserimento in questo di una digressione del mito di Orfeo ed Euridice. E probabile che tale digressione abbia preso il posto di un elogio a Gaio Cornelio Gallo, amico di Virgilio, caduto in disgrazia presso l'imperatore a causa di una presunta congiura e che nel 26 a.C. si diede la morte. Nell'epilogo dell'opera l'autore ricorda il soggiorno napoletano e la composizione delle Bucoliche.[4]

Struttura del poema

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Qui, come nelle "Bucoliche", troviamo un vero poema. I quattro libri che lo compongono hanno distinte autonomie tematiche, ma sono legati da un disegno complessivo e da sottili rimandi interni. Il primo e l'ultimo terzo sono pessimisti, il secondo e il quarto sono ottimisti. I primi due riguardano oggetti inanimati e gli ultimi due riguardano la natura vivente.

Inoltre, le prefazioni si alternano tra i volumi pari e dispari del romanzo: le piu importanti sono le prefazioni del primo e del terzo libro, che contengono anche inni in lode di Ottaviano. Anche riguardo all'ultima digressione si puo notare una corrispondenza simmetrica. La descrizione della guerra civile nel primo libro e legata all'attacco della peste agli animali di Norico nel terzo libro; nel secondo, la vita di campagna celebra gli orrori della guerra, e nel quarto, le api sorprendente recrudescenza della peste e una risposta alle morti causate dalla peste.

Un poema didascalico

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Il poema, benche rimanga all'interno del genere didascalico, non vuole solo spiegare il lavoro dei campi o fornire indicazioni tecniche sull'agricoltura: mira anche a esaltare l'attivita agricola come palestra di virtu civili e partecipazione del cittadino a vantaggio della collettivita, in accordo con l'ideologia augustea. Come ha ben notato Antonio La Penna, il poema non si rivolge agli agricoltori, ma all'intera societa contemporanea, per "comunicare poeticamente i nuovi ideali che avrebbero dovuto guidare l'Italia e l'Impero".

Virgilio, in alcuni punti, sembra rifarsi a Lucrezio, il poeta latino autore del poema didascalico De rerum natura, anche se non condivide pienamente la sua visione della natura. Sotto certi aspetti preferisce l'orientamento stoico; per altri, come la suddetta esaltazione del mondo agricolo e la sua minuziosa descrizione, il poeta latino sembra avvicinarsi molto al greco Esiodo, con il suo Le opere e i giorni (Epga kai emerai).

In tale ottica si potra ben definire come, con valide ragioni, in un suo breve saggio, Luigi Firpo abbia individuato nel poema una sorta di epos dell'Occidente, nella mitizzazione dell'eta saturnia di un mondo rurale, per cosi dire, "duro", al quale si contrappongono i vizi di un mondo "morbido" qual era, nella mentalita dell'epoca, quello dell'Oriente, che per altro il poeta doveva conoscere perche all'ideologia da esso rappresentata aderiva quella di buona parte dei poeti alessandrini.

Si avverte in lui la volonta di costruire intorno all'uomo un mondo "complice": il mondo della natura campestre e l'unico adatto ad una vita sana e virtuosa in contrapposizione alla vita cittadina e alla sua corruzione.

La digressione sulle origini del lavoro presenta quest'ultimo come dono di Giove all'uomo affinche egli, spinto dalla necessita, acuisse l'ingegno ideando le varie attivita e perseguendo il progresso. In questo mito Virgilio prese come modello la concezione di Esiodo: mantenne il valore sacrale del lavoro, ritenendolo sempre un dono di Zeus e lo interpreto come un atto provvidenziale di giustizia, non come punizione divina.

Lo stoicismo e le api

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Il lavoro visto non piu come una condanna, ma come dono divino, viene rivalutato dal punto di vista etico e culturale. Da questo punto di vista assume una particolare importanza la figura delle api nella digressione del IV libro. L'autore mostra le api riprendendo la metafora sociale di Cicerone: esse hanno un'organizzazione comunitaria, caratterizzata dalla fedelta alla casa e alle leggi, dalla condivisione delle risorse e dalla dedizione al lavoro, in una tipica visione stoica della societa. Le api, inoltre, sono disposte anche al sacrificio personale per il bene comune e mantengono l'assoluta dedizione al capo: tutti elementi del piu puro idealismo augusteo. Con le Georgiche, Virgilio abbandono la dolcezza consolatoria della natura presente nelle Bucoliche per trasformare la natura in cultura, grazie al lavoro dell'uomo.

Edizioni critiche
  • P. Vergili Maronis Eclogae et Georgica, post Ribbeckium tertium recognovit G. Ianell, Lipsiae 1930.
  • P. Vergili Maronis Georgica. Cum Servi aliorumque adnotationibus selectis, edidit A. Colonna, Augustae Taurinorum, 1936.
  • P. Vergili Maronis Eclogae et Georgica, recensuerunt A. Castiglioni et R. Sabbadini, Augustae Taurinorum 1963.
Traduzioni italiane
  • Niccolo Tommaseo, Bucoliche e Georgiche di Virgilio. Traduzioni edite e inedite, a cura di Donatella Martinelli, collana Scrittori italiani della Fondazione Pietro Bembo, Milano, Guanda, 2011.
  • Georgiche, traduzione di Giuseppe Albini, Roma, Sapientia, 1931. - Collana Poeti e Prosatori di Roma, Bologna, Zanichelli, 1960.
  • Le Georgiche, a cura di Ettore Paratore, collana di testi latini e greci, Milano, Edizioni Scolastiche Mondadori, 1952.
  • Le Bucoliche e le Georgiche, collana BUR nn.736-737, traduzione di Carlo Saggio, Milano, Rizzoli, luglio 1954.
  • Le Georgiche, collana Nuova Collana di Poeti Tradotti con testo a fronte, traduzione di Agostino Richelmy, Torino, Einaudi, 1955. - Collezione I Millenni, Einaudi, 1981.
  • Tutte le opere, traduzione di Enzio Cetrangolo, con un saggio di Antonio La Penna, Firenze, Sansoni, settembre 1966-1993.
  • Le Georgiche, a cura di Luigi Firpo, collana Strenna UTET 1970, Torino, UTET, 1969.
  • Opere, a cura di Carlo Carena, collana Classici Latini, Torino, UTET, 1971.
  • Georgiche, a cura di Renzo Gherardini, collana Tascabili n.57, Prefazione di Sebastiano Timpanaro, Firenze, Vallecchi, 1974.
  • Georgiche, collana Biblioteca n.13, traduzione di Alessandro Barchiesi, Introduzione di Gian Biagio Conte, Milano, Mondadori, marzo 1980. - Collana Oscar Classici, Mondadori, agosto 1989; Collana Oscar Classici Greci e Latini n.33, Mondadori, 1992; in: Opere minori, Classici Collezione n.48, Mondadori, 2007.
  • Georgiche, collana I grandi libri n.272, traduzione di Mario Ramous, Milano, Garzanti, 1982.
  • Georgiche, collana BUR Poesia n.L447, traduzione di Luca Canali, Introduzione di Antonio La Penna, Note al testo di Riccardo Scarcia, Milano, Rizzoli, ottobre 1983. - Collezione I Grandi Classici Latini e Greci, Milano, Fabbri Editori, 1994-2004.
  • Tutte le opere. Bucoliche-Georgiche-Eneide-Appendix, a cura di Guido Paduano, collana Classici della Letteratura europea, Milano, Bompiani, 2016, ISBN 978-88-452-8229-4.
  • Opere. Bucoliche, Georgiche, Eneide, collana La grande, traduzione di Daniele Ventre, Messina, Mesogea, 2018, ISBN 978-88-469-2167-3.
  • Georgiche, collana Classici greci e latini, traduzione di Gianfranco Nuzzo, saggio di Mario Lentano, Santarcangelo di Romagna, Rusconi, 2023, ISBN 978-88-180-3888-0.
  1. | Alessandro Fo, <>, p.XV, in: Eneide, Torino, Einaudi, 2025.
  2. | Il destinatario discreto. Funzioni didascaliche e progetto culturale nelle Georgiche, di Alessandro Schiesaro, in: Materiali e discussioni per l'analisi dei testi classici, No. 31, Mega nepios: Il destinatario nell'epos didascalico (1993), pp. 129-147.
  3. 1 2 Luciano Perelli, p. 188.
  4. 1 2 Luciano Perelli, p. 189.

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